Sezione NEWS di AVO Bollate

Missione sorriso:-)

01-07-2014

“I giovani devono emergere, devono farsi valere;
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i giovani devono uscire per lottare per i valori!”

________________Papa Francesco

“Fate chiasso!”. L’imperativo dell’ultima Giornata Mondiale della Gioventù, è stato ripetuto nuovamente sotto forma di appello durante il III Convegno di Avo Giovani, lo scorso mese di maggio a Montesilvano: i giovani devono essere protagonisti del cambiamento!

Impegnarsi per l’AVO richiede ai volontari disponibilità di tempo - per acquisire la propria esperienza e poterla poi comunicare compiutamente, disciplina – dovendo ciascuno esser consapevole di rappresentare l’Associazione e capacità di ritrovare sempre nuovi stimoli e motivazioni – che si acquisisce anche mediante la formazione periodica e l’assunzione di ruoli di responsabilità.

Il coraggio di mettersi a disposizione non manca da parte dei giovani: Valentina, con un’esperienza di 9 anni di volontariato alle spalle, ora che ne ha 25, da oltre un anno è presidente di AVO Modena, responsabile di altri 274 volontari; nel Triveneto numerosi juniores ricoprono orgogliosamente cariche all’interno delle proprie sezioni; 33 giovani, soprattutto ragazze, organizzano il servizio di accoglienza all’interno dell’Ospedale di Isernia, dove rappresentano il fiore all’occhiello dell’Associazione.

Sono tutti segnali che Avo Giovani è oggi una realtà consolidata in molte regioni e che i ragazzi, col proprio slancio e entusiasmo, rappresentano l’indispensabile carica di energia e una fonte di nuove idee e iniziative per l’Associazione, oltre che la base per il futuro ricambio generazionale, in vista di perpetuare l’opera iniziata dal Prof. Longhini.

Lui stesso aveva auspicato la creazione di un’organizzazione giovanile all’interno dell’AVO, di un laboratorio per far emergere i talenti dei ragazzi e educarli al riconoscimento dei valori, al rispetto delle regole e all’impegno civile: a partire da una scelta individuale, originata dal nobile ideale di solidarizzare con il prossimo, il giovane doveva essere portato a intraprendere un percorso in comune con i coetanei, che lo rendesse maggiormente consapevole del proprio impegno, facendogli prendere coscienza di appartenere all’Associazione. Il gruppo era considerato l’elemento essenziale per stabilire il collante tra i ragazzi, punto di attrazione per altri volontari e risorsa per affrontare le difficoltà.

Dallo scorso anno lo Statuto di Federavo riconosce formalmente Avo Giovani e sancisce le norme che la disciplinano, stabilite dai Presidenti insieme ai ragazzi, per valorizzarla e renderla operativa, nell’ottica di perseguire obiettivi comuni e concordati, favorendo la creatività, la convivenza e il rispetto dei ruoli, senza precludere modi diversi di essere felici attraverso scelte aperte. Assumendo una connotazione più ampia, anche a livello nazionale, risulta ora più immediato lo scambio di esperienze e la condivisione dei modelli di successo consolidati nelle strutture locali.

Con la partecipazione di circa 80 giovani provenienti da tutta Italia, il Convegno di Montesilvano attesta i risultati di questo processo: ne è segno evidente l’apporto di idee e di proposte originali, scaturite dai 3 gruppi di lavoro in cui erano suddivisi i ragazzi; i temi approfonditi, di cui segue un condensato, erano legati alla definizione dell’identità propria di AG e ai suoi obiettivi specifici da perseguire.

La missione di AG, all’interno di una società che relega spesso i giovani ai margini del mondo lavorativo, in cui i rischi di alcolismo, droga, depressione, bulimia e anoressia paiono incombere costantemente, è - in un certo senso - quella di accogliere i ragazzi per evitare di perderli, gettare - anche solo per poco tempo - nel loro cuore un seme che resti per tutta la vita. Per questo il rapporto con AVO è assimilato al legame di accoglienza che esiste tra madre e figli, in cui si favorisce la crescita e la presa di consapevolezza di sé, per consentire il ricambio generazionale.

Affiancati, seguiti e sostenuti con i consigli e dall’esperienza degli adulti, i giovani vi si aggregano e ne sono il complemento, possedendo competenze loro da poter spendere nell’Associazione e idee sui bisogni emergenti soprattutto del mondo giovanile, unite a un maggior dinamismo e una predisposizione d’animo all’allegria; la struttura diversificata all’interno di AVO, di cui tutti comunque fanno parte, risponde a un’esigenza contingente: è lo strumento per rispondere a un bisogno, che cesserebbe di esser necessario qualora non esistesse più il bisogno come tale.

A partire dalla considerazione che donare un sorriso rende felice il cuore, il servizio viene prestato a chi è particolarmente sofferente e a chi ha più bisogno di solidarietà, avendo il coraggio di mettersi a disposizione per svolgere un’attività per cui sono richieste spalle larghe e un cuore enorme. L’importanza del gruppo sta nell’alleviare la fatica dell’impegno, per non ritrovarsi nella solitudine: al servizio tradizionale presso i malati, si aggiungono perciò animazioni di gruppo, l’organizzazione di eventi e l’attività di promozione.

Quello che per molti giovani è il primo contatto con condizioni gravi di sofferenza diventa un’occasione di maturazione: prestare servizio a persone fragili e porle al centro della propria cura è un atto di profonda umanità. Allo stesso tempo, essere partecipi delle decisioni e delle responsabilità, assumendo un proprio ruolo all’interno degli organi dell’Associazione, fa crescere ulteriormente la propria autostima e dà modo di crearsi uno spazio nella società.

La visita dei giovani rende felici i malati ed è questa la ragione per cui sono particolarmente richiesti dalle strutture di degenza. La presenza dei giovani nelle AVO non è però uniforme in tutto il territorio nazionale, passando da realtà in cui costituiscono fino a metà dei volontari, ad altre in cui si fatica a garantire il ricambio fisiologico dovuto agli abbandoni, ad altre ancora in cui ci si limita a promuovere qualche iniziativa per i ragazzi. I successi nascono immancabilmente dall’unità di intenti del gruppo; viceversa, dove la situazione è critica, il fattore maggiormente limitante è sempre la scarsa partecipazione alle iniziative, della cui importanza andrebbero convinti i giovani fin dall’inizio.

La necessità di investire per la formazione e per la realizzazione dei progetti, si scontra spesso con la scarsa disponibilità di risorse: è stato questo un aspetto particolarmente dibattuto, con un’esplicita richiesta ai Presidenti di supportare la crescita investendo adeguatamente, manifestando un atteggiamento di fiducia priva di pregiudizi, non dubitando della preparazione e delle capacità dei giovani, non adottando come unico criterio di valutazione quello dello svolgimento del servizio, ma riconoscendo anche il tempo dedicato all’organizzazione, mostrando disponibilità a accogliere gli elementi di novità, favorendo la creazione di un giusto mix tra gioventù (che ha tanto da imparare) e adulti carichi di esperienza (che non deve esser fatta esageratamente pesare).

L’offerta formativa dei corsi base dovrebbe comprendere un inquadramento storico dell’Associazione, una descrizione dell’ambito in cui si opera e le nozioni e regole principali; la professionalità nel servizio viene invece maturata principalmente con l’esperienza; appositi corsi servono a formare competenze per ricoprire ruoli di responsabilità e gestire aspetti complicati; organizzando lavori di gruppo e spazi autogestiti e - in qualche modo - riconosciuti, si dovrebbero poter condurre le attività di sperimentazione, adatte per trovare i rimedi più efficaci ai nuovi tipi di malessere da combattere; necessariamente le novità tendono a mettere allo scoperto le carenze di conoscenze, che così orientano la ricerca di fonti specifiche per la formazione.

Per far sì che le esperienze non rimangano fini a sé stesse, è necessaria una fase di progettazione, a partire da un attento ascolto per comprendere le proprie e altrui necessità, condividendo le esperienze personali all’interno di contesti spontanei, accettando le correzioni degli esperti come base di una solida in-formazione. Questa esposizione in prima persona rende poi senz’altro più gratificanti i successi.

Tra i progetti innovativi presentati, di particolare significato è l’esperienza di assistenza ai malati psichiatrici in Puglia, con cui si è data voce ai bisogni di questi dimenticati, attraverso la pubblicazione di un libro di poesie e disegni (Briciole di sole), apprezzabile come spunto di riflessione sulla malattia, vista come risorsa per la società, se considerata nella normalità di chi ci convive e al di là di ogni pregiudizio.

Per far parlare i malati del proprio disagio e coglierne quindi le necessità, molte sono le iniziative proponibili: dai laboratori artistici, alle librerie condivise sui social network, ai cineforum, alla creazione di bomboniere, ai mercatini (che rappresentano un’occasione di contatto con l’esterno), fino alla musico-terapia e tanto altro.

Altro aspetto importante trattato è quello della comunicazione: rivolgendosi ai coetanei, i ragazzi risultano sicuramente più coinvolgenti, utilizzando lo stesso linguaggio e possedendo maggior dimestichezza con i supporti elettronici e informatici, con cui vengono sviluppate presentazioni e video, e i mezzi di comunicazione a distanza che, pur privando del contatto diretto con le persone, vengono incontro all’esigenza pratica di ridurre gli spostamenti, rivelandosi talvolta molto utili.